@Dayafter2012- Giù le mani da Venezia.

Laureen scende le gradinate di Santa Lucia, vorrebbe Miguel al suo fianco e così ha detto ad Andreas che sarebbe andata da sola, visto che si fermava da un'amica. Le pare che se non avesse fatto quei percorsi con lui, non avrebbe dovuto neanche condividere con nessun'altro uomo. questa città magica.

Sei ancora innamorata di lui!
Lo so.
Santa Lucia è una stazione capolinea, tanto che da piccola si è lasciata convincere da papà che mentre loro se ne andavano a zonzo, i ferrovieri smontassero la testa del treno e la rimontassero in coda, così che al loro ritorno il treno sarebbe stato pronto a ripartire verso l'entroterra. Uscendo all'aperto, dall'altra parte del canale, c'è la chiesa di San Simeon piccolo, un gioiello clericale come se ne vedono molti qui, ma in realtà per chi esce dalla stazione è semplicemente la prima fotografia, anche se l'unica cosa davvero interessante è la specularità della scalinata della chiesa con quella della stazione. Su entrambe la gente si ferma a riposare: sulla prima chi sta visitando la città o è in pausa da lavoro/studio, sulla seconda chi sta per partire.
Scende e svolta automaticamente a sinistra, la via del turista e anche quella degli studenti di economia, le viene un po' di batticuore: presto sarà una di loro. Subito alla sua destra ecco il ponte degli Scalzi, uno dei quattro ponti sul Canal Grande, il primo gigante che accoglie ogni forestiero e che lo invita a salire.
Di sicuro Miguel la prenderebbe per mano e la inviterebbe ad attraversarlo.
Lei invece imbocca rio Terà Lista di Spagna, il primo tratto della cosiddetta Strada Nova, dove s'incomincia a entrare nell'atmosfera veneziana al di là dei canali e del rombo dei vaporetti che intasano la stazione. Qualcuno degli studenti di economia gira subito a destra su calle Priuli ai Cavalletti, immergendosi in una Venezia di nicchia, più deserta, un itinerario tortuoso di calli che li porteranno in facoltà.
Lei preferisce svoltare e godersi la vivacità delle vie principali e proseguire quindi dritta. Inizia la sequenza dei bar, costosissimi se non hai un pronunciato accento veneziano e se non prendi il caffè al bancone può arrivare a costarti cinque euro. Il servizio, si giustificano.
Miguel si sarebbe divertito tantissimo a sentirla imitare perfettamente quell'accento e probabilmente le avrebbe chiesto di tradurre.
Dopo i fast food e le pizzerie al taglio, gradualmente spuntano le prime botteghe di souvenir ed oggettistica varia e tipica, quelle da cui qualche turista quando arriva non compra perché sono solo le prime che incontra, e da cui qualcun'altro comprerà sicuramente a fine soggiorno perché si è dimenticato di prendere qualcosa anche alla zia della cugina della madre. Miguel, hai fame? Se vuoi ci fermiamo qui, sembrano gastronomie, ma in realtà… sono più pasticcerie/panetterie, con in vetrina ogni sorta di dolciume e panificazione, ma tipicamente veneziana.
Venezia ha i suoi cavalli di battaglia evergreen e non cede alle lusinghe delle mode culinarie come il cake design: in vetrina a Venezia rimangono le spumiglie, le favette, i baicoli, le pinze.
Qualcuna di queste botteghe ha iniziato a mettere fuori anche spezie e condimenti disidratati tipici italiani. In fondo c'è gente che dell'Italia intera assaggerà solo questa città da fiaba.
Prosegue, su quei nemmeno cento metri di strada e spuntano gli ingressi dei primi hotel più o meno di lusso. Alza sempre lo sguardo, ogni volta che passa di qui, per vedere che meraviglia di struttura architettonica possa permettersi un hotel così, ma dopo si accorge sempre che i palazzi che accolgono gli hotel non interrompono nulla di poi così popolare, perché anche gli edifici adibiti ad abitazione o a qualsiasi altra attività, sono dei signori palazzi. Ma lei non ha mai visto il palazzo di famiglia, forse papà l'ha fatto apposta, per proteggerla, chissà… Tanto non appartiene più a loro.
Arriva in campo San Geremia, che si apre sulla destra, svolta sulla sinistra dove ha scoperto un negozio di underwear, la sua passione, semplice e non molto costoso, con qualche occasione davvero carina tanto che ci si ferma ed entra senza quasi pensarci. Dovrà abituarsi al fatto che ora non è più costretta a contare i cents.
Scova un completino intimo bianco, impreziosito da intarsi e se ne innamora: non sa quando lo indosserà, ma si chiede se a Miguel piacerebbe. Poi ne sceglie un altro, un pochino più estroso per Simona e poi si chiede che razza di biancheria porti Clelia. Esce più leggera di cento euro e zero sensi di colpa.
Nel campo c'è l'immancabile pozzo in disuso.
Cos'è quello? Sai Miguel… Venezia per secoli ha raccolto l'acqua piovana sotto alle proprie piazzette e la recuperava tramite i tipici pozzi, ora chiusi con un cappello di bronzo. Quanto le piacerebbe spiegargli queste cose, la ascolterebbe con attenzione, mentre passeggiano mano nella mano...
Poi magari deciderebbero per un ristorantino al bordo del campo, i tavolini sono fuori e il cameriere t'invita ad entrare. Lei si limita a un sorriso, a cui l'altro risponde: forse la conosce, ormai.
Supera il campiello di san Geremia tenendosi sulla sinistra, e prosegue lungo Strada Nova: in questi quattro passi il contrasto tra bar colmi di panini, cibo per lo stomaco e vetrine con sfondo bianco per i vetrini di Murano, cibo per chi ama l'arte. Che siano veri o falsi lo si capisce solo dal prezzo.
Davanti a lei il ponte delle Guglie, uno dei pochi ponti che con metà della scalinata facilita per il passaggio di mezzi a rotella, come carrozzine e porta carichi. Perché Venezia è una città magica, unica e un tantino bizzarra, perché qui le merci girano o in barca, o tramite portantini che trainano delle carriole giganti colme di tutto.
Laureen non prende il ponte, la facoltà di Economia è in fondo alle fondamenta di san Giobbe. Entra nel bar all'angolo sulla sinistra: la simpatica barista cinese fa un ottimo caffè all'umano prezzo di un euro e dieci, è sempre andata lì, è la sua piccola tappa prima di uscire dall'apnea turistica di Strada Nova e prendere anche lei un percorso diverso. Gira per le fondamenta di san Giobbe, alla sua sinistra case belle, ma meno sfarzose, alla sua destra il canale di Canareggio.
Prosegue dritta, incontra solo tre ristoranti, forse sono più osterie, tanto che gli studenti di Economia a volte si concedono una pausa pranzo un po' più consistente del panino portato da casa. Incontra solo un ultimo ponte, il Tre Archi, l'ultimo a tre arcate rimasto a Venezia, sulla destra, nulla più.
All'improvviso la leggera inclinazione della strada la fa svoltare e si trova davanti la Laguna. La facoltà di Economia polo di san Giobbe infatti delimita la fondamenta, la sua fiancata è a strapiombo sull'interno della laguna: era un antico macello, la cui ristrutturazione per il recupero degli spazi è iniziata già a fine Ottocento
L'insegna "Ca' Foscari, Facoltà di Economia" la accoglie appena fuori dall'ingresso, sotto un grande arco. È un complesso organizzato di aule a sé stanti, ma comunicanti tra loro. L'interno abbastanza moderno, l'esterno in mattoni.
In fondo in fondo, alla fine del viale tra le aule, sulla destra, c'è un piccolo luogo nascosto che lei ha scoperto: un fazzoletto di spazio con un paio di panchine e due gradoni, affacciato sulla laguna dove gli studenti vanno a fare un po' di pausa. Oggi ci sono due ragazzi che strimpellano le loro chitarre.
Un panorama mozzafiato: sporgendosi di poco vede a sinistra il ponte della Libertà, che collega Venezia alla Terra Ferma sul quale scorre anche la ferrovia, si ritrova a guardare l'ultimo tratto di strada che ha percorso prima di approdare a Venezia, e un po'stride con tutto il resto del bellissimo panorama.
Alle sue spalle i ragazzi si son messi a cantare.
La conosce, la canzone dei Pink Floyd, gliel'ha fatta sentire papà. E a loro chi l'avrà insegnata?
"I wish, I wish you were here"
Sono passati quattro mesi, lei ce l'ha messa tutta.
Eppure… "Quanto vorrei che tu fossi qui", pensa.

LA ROSA DEI VENTI