SCOPRIRE LE CARTE BARANDO UN PO'



Richiudo la porta alle mie spalle e cerco di passare il tempo col cuore che, mio malgrado, galoppa nell'attesa poiché non so proprio cosa aspettarmi. Nel frattempo, tento di capire cosa vogliano rappresentare quei quadri alle pareti. Da vicino vedo solo chiazze di colore buttate a caso, ma scopro che allontanandomi, si delineano paesaggi, alberi, case. Quindi è tutta questione di prospettiva, che geniacci! Mi avvicino e mi allontano, mi allontano e mi avvicino. Finché non sento nell'aria quella nota di Creed.

Spero sia lui a rompere il silenzio, mi chiedo di che umore sia. Non mi era mai successo di preoccuparmi degli stati d'animo di un uomo.

"Sono detti Macchiaioli e l'effetto che stai sperimentando è proprio quello che volevano ottenere. A Fiesole c'è una mostra, se vuoi ti ci porto."

"Vedremo. Dove devo sedermi?"

Questa stanza non ha nulla di quella specie d'ufficio che mi aspettavo, tutta nei colori pastello, le poltroncine con l'intelaiatura in legno e un soffice sedile anche, se in questo momento, nessun sedile è abbastanza comodo per me. I documenti o le carte devono essere celati alla vista, rinchiusi in quei mobiletti ad angolo e quel tavolinetto con appoggiato un portatile, deve far le veci di scrivania, come in biblioteca.

"Non è un interrogatorio, né un esame, Nike, potresti sederti qui", e fa cenno alle sue ginocchia, ora che si è accomodato, anzi sprofondato in una delle poltroncine.

"No grazie Lukas, penso che tu mi debba finalmente svelare un po' dei tuoi segreti, sai quelli di cui mi dicevi non-ora, a-suo-tempo, eccetera, eccetera."

Corruga la fronte, serio.

"Ovviamente intendo la tua ostilità verso la Martini, il mio prossimo futuro lavorativo, non intendevo i tuoi affari personali né lavorativi né altro."

Mi pare di esser stata abbastanza distaccata. Solo-sesso, solo-sesso, solo-sesso, vuole lui ed io mi son ripromessa per-una-sola-volta, per-una-sola-volta, per-una-sola-volta.

Soddisfatta della mia performance, mi lascio cadere a peso morto sulla mia poltroncina personale e vedo le stelle. Sotto sto andando a fuoco e non per il desiderio.

"Stai bene?", mi interroga vedendo la mia espressione.

"Certo, volevo solo puntualizzare."

"Puntualizza più tardi. Stai bene? Te lo ripeto."

Dio, è così imbarazzante e non sono un'attrice consumata, non riesco a tener la parte.

"Brucio", mi esce una vocina flebile flebile.

"Addirittura! Che ti ho fatto?", gli occhi scintillano maliziosi.

Sono in trappola, ma mi riprendo presto per rispondergli a tono.

"Non fare quell'aria da gattone soddisfatto. Qualunque cosa sia l'abbiamo fatto insieme, quindi non darti tante arie. È che io, insomma, non sono come te. Era da tempo che non lo facevo e per giunta, per ore. Così mi fa un po' male. Contento?"

"No, mi spiace moltissimo", mi prende in braccio e mi appoggia con delicatezza sul tavolino-scrivania.

"Apri le gambe." Obbedisco. Mi sfila gli slip, s'inginocchia ed esamina le mie parti intime.

"Queste ispezioni andrebbero fatte ad occhi chiusi", borbotta.

"Ma non vedresti niente", gli ribatto alzando la testa per guardarlo. Mamma mia! Con la camicia bianca sbottonata, quel ciuffo umido che gli cade sulla fronte è una vista celestiale.

"Appunto", replica tra i denti, mentre con dita delicate tasta il mio dolore. "Sei un po' arrossata, è comprensibile. Stai ferma per favore e metti le gambe sulle mie spalle". Chiudo gli occhi ed eseguo, di donne ne ha avute tante, possiede tante cliniche, quindi qualcosa ne saprà...

(AH, AH INGENUA LEI)

ESTRATTO DI CREDICI-DUOLOGIA CREED
 




 ROMANZO AZIONE/AVVENTURA/EROS ADATTO A UN PUBBLICO MATURO DI ENTRAMBI I SESSI. PROMOZIONE AMAZON MINIMA SCADE A FINE MESE NME


E ti vengo a cercare



Non sono sconvolta, sono semplicemente arrabbiata, me l’aveva promesso, non sotto questo tetto, non in questo momento. Ė umiliante, irrispettoso, è da maschio incontinente. No, un attimo, gli incontinenti sono quelli che si fanno pipì addosso. Ė proprio come tutti gli altri maschi, incapace di tenersi l’uccello in gabbia. Non è che sono gelosa, nooo, io non sarei neanche all’altezza della sua Lea, volevo dire alla sua bassezza, visto che era inginocchiata. Lui aveva un tono di voce, pareva glielo stesse mordendo, pensavo che l’estasi maschile fosse tutta un grugnire e una sequela di “dai piccola, così, sì “ e magari qualche parolina spinta. Ho attraversato la biblioteca, testa alta, petto in fuori e quella frase ironica di scusa, sono stata mitica. Peccato che, invece di sentirmi orgogliosa, avverta un vuoto, una delusione, una fitta allo stomaco. Al diavolo i commiati di fine serata, son volata su per la scala che porta in camera mia.
Ci sono quasi, ma vado a sbattere contro un torace sodo, maschile. Due braccia mi avvolgono e una bocca blocca il mio urlo spontaneo. Mi schiodo dalla piovra con rara abilità.
"Non avevo altro modo per fermarti."
Non è il suo tocco, non è il suo profumo, non è la sua voce. La luce sulle scale si accende, mentre a me parte automatico uno schiaffo che va a imprimersi sul bel volto di Eman.
"Che ti salta in mente?"
"Ti credevo sconvolta."
"Perchè dovrei?", faccio la finta ingenua.
Mi sento prendere per le spalle in modo possessivo mentre alle mie narici giunge quella nota di Creed.
"Puoi andare Eman, la tua camera è quella sull'angolo, buonanotte!" La sua esortazione è un ordine da non contraddire.
Mi prende per un braccio, quasi mi trascina dalla parte opposta di dove vorrei andare e mi ritrovo nella sua ampia matrimoniale. Non posso neppure protestare per via dell'amico di famiglia, ma appena chiude la porta, mi butto vestita sul letto king size, anche le scarpe tengo in segno di ribellione. Il broncio mi viene spontaneo mentre ignoro intenzionalmente Lukas e dalla pochette tiro fuori il mio cell vetusto. Ora chiamo Serena, è tanto che non la sento. So che posso farlo perché lei è sempre disponibile anche in tarda notte. Svariate volte una voce cordiale sentenzia "numero inesistente". Allora faccio il numero di Milly e la stessa voce, penso faccia gli straordinari, mi consiglia di lasciare un messaggio in segreteria. Fortuna che vegliavano su di me. Con la coda dell'occhio vedo il mio uomo, in senso poliziesco, che va su e giù per la stanza. Il silenzio si protrae, non possiamo andar avanti all'infinito. Alzo gli occhi e i nostri sguardi si scontrano come a prepararsi per un duello all'ultimo sangue.
"Per caso è tua abitudine baciare gli sconosciuti?", mi aggredisce.
Lui che fa il predicozzo a me, lui che poco tempo prima si faceva fare un servizietto dalla sua bellona contro ogni promessa, lui che mi ha baciato già due volte e non è che siamo vecchi amici di baldorie.
Vado all'offensiva, meglio di tante recriminazioni.
"Non era uno sconosciuto, ci ho pure ballato!”
Mi fulmina con quello sguardo che mette davvero in soggezione. Per tutta risposta gli ribatto: “Non era mia abitudine, ma sai, dopo che l’hai fatto tu ci ho preso gusto e ho scoperto che pure tirar schiaffi mi eccita."
Tace, non può smentirmi.
"Senti, devi star attenta ad Eman", mi mette in guardia. Quei due devono proprio amarsi, poco prima l'altro mi ha fatto intendere lo stesso e ora realizzo con chiarezza che l’invito di Eman ad uscirmene sola in giardino era proprio perché potessi assistere a quel porno casereccio tra il mio finto-fidanzato e la sua amante di ghiaccio.
"Posso tenerlo come riserva quando questa commedia sarà finita? Mi sembrerà strano trovarmi single di colpo", scherzo e questa volta sono davvero divertita da questa sua sparata, pensando a ciò a cui ho assistito poco fa.
Mi lancia un'occhiataccia. "Libera di fare ciò che vuoi, dopo."
"Quindi ho la tua benedizione, ma dubito sia valida data da uno spergiuro!", eccomi, sono partita e quando accade non mi fermo più. Retromarcia è una parola che non esiste nel mio vocabolario. Lui finalmente si ferma, mette le mani giunte sulle labbra, è il suo modo di riflettere, ormai lo conosco, poi d'un tratto sbotta: " Star qui mi rende nervoso, ho bisogno di una sigaretta. Ti va di venir giù in piscina con me?"
"Ma sono quasi le tre!"
"Ormai sono andati via tutti. Hai sonno?"
"Ce l'avevo, ma si vede che ho perso il giro."
Lo prende come un sì e mi appoggia la sua giacca sulle spalle, poi mi trascina nuovamente nella penombra, ci ha preso giusto, ma mi tiene per mano e attraverso una porticina al pian terreno, mi conduce alla piscina-monumento, agguanta un paio di asciugamani e ci accomodiamo. A guardare il cielo. Carro maggiore, carro minore, Cassiopea, per carità magnifico spettacolo, ma non sono dell’umore. Trattengo le mie domande, faccio una gran fatica, ma ho deciso di rimanere fedele alla mia strategia, se non lo facessi il mio cuore ne uscirebbe a pezzi. Lo so, lo avverto nel profondo, come avverto la sua presenza accanto, come mi sto facendo violenza per non rannicchiarmi su quel suo corpo magnifico e cercare nuovamente quelle labbra. E cancellare tutto il resto.

e


La Pista



Parcheggio la moto in sosta vietata, non è un comportamento civico corretto, mi beccherò una multa salatissima, ma solo così posso raggiungere il posto convenuto senza essere tanto notato. Giusto per precauzione. Entro nella trattoria puntualissimo, palesando la mia presenza con un sonoro buon pomeriggio rivolto ai gestori. La signora Fosca mi viene incontro con aria da cospiratrice. Andiamo bene. Mi chiede notizie della contessa e poi mi comunica, abbassando la voce, che la mi’ ganza l’è al tavolino che guarda la piazza. Non mi perdo in tante spiegazioni, ma la mia ragazza è alla tenuta che sta tramando qualcosa contro di me, inconsapevolmente. Lei è fatta così, forse perché non sa che il mio cuore le appartiene, ormai. Quanto aspetto a dirglielo? Maledetta diffidenza, maledetta paura di lasciarsi andare, maledetto rifiuto di aprire le porte all’Amore. Maledetta incapacità di credere che sia davvero successo tutto in un modo così inaspettato. Tutto troppo bello per essere vero, non ci sono abituato.
Mi affaccio dall’ingresso principale e vengo assalito da un vortice. La ragazza è piccolina, ha i capelli raccolti in una lunga coda e mi sta abbracciando con trasporto, prendendomi le braccia se le porta ai fianchi invitandomi a fare altrettanto mentre, in punta di piedi mi soffia in un orecchio. “Noi siamo amanti, hai capito?” È pazza. “Io sono Dania, noi siamo amanti, mister Keeney, mi abbracciami!” Ricordo la sua mail e il suo italiano, ricordo che la prudenza non è mai troppa  e, rassegnato, ricambio. Mi conduce a un tavolino. Ci sediamo e lei mi guarda con grandi occhi scuri. “Non si sa mai, magari ci stanno osservando.” Un’altra paranoica. Mentre inizia a raccontare, capisco quanto mi sia sbagliato.
“Quando l’amico di Selma, mia madre, mi ha spiegato cosa cercava, mi è venuto in mente il caso di una nostra compatriota sparsa in Italia. I nostri Servizi hanno dovuto far tutto sotto il banco senza autorizzazione del governo italiano, ma hanno lavorato bene. Hanno incrociato un po’ di date e si sono scontrati nelle attività di questa Martini. Lei non c’entrava nulla, in quel caso, poi ti spiego. Alla fine salta fuori che quella stupida era caduta in amore con un cristiano e non aveva il coraggio di dirlo ai suoi, una famiglia ebreo-ortodossa un po’ fanatica. Si era nasconduta col suo amore in una vecchia casa sulle vostre Dolomiti. Il caso è stato sciolto, l’hanno riportata in Patria, ha riabbracciato i suoi, hanno fatto pace e poi è ripartita col suo bell’italiano. Che deficiente!”
“Perché deficiente?”
“Un minimo di buon senso, no? Chiama i tuoi, falli sapere, stanno fuori di capo per la paura, pensano a terroristi, mentre tu scopi allegramente in una casetta legnosa uno che dopo un anno l’ha mollata senza spiegare. Mai fidarsi dei maschi!”
Ammetto che mi sento un po’ chiamato in causa, per le mie bugie, le mie omissioni verso Nicole. Dannazione, il pensiero vola sempre lì.
Dania si ferma e mi guarda. “Ritorni a terra? “
“Prosegui”, e penso che questa ragazzina è davvero in gamba, oltre che una miniera d’informazioni, ha uno spirito di osservazione molto spiccato.
“Ho pensato che avevate in mano pochi elementi, ma qualcosa mi era rimanuto in testa, un particolare che mi ha colto”, fatico ad interromperla, è un torrente in piena, la prego di proseguire in inglese, sostenendo che il mio italiano non è poi tanto buono.
“Ho capito, sai. Non mi arrabbio, sono così difficili certi verbi.” Sveglia questa donnina coraggiosa. Mi prende le mani, avvicina il volto porgendomi la bocca. Dopo un attimo di smarrimento, la bacio a stampo ricordandomi che dobbiamo apparire una normale coppietta.
“Sono laureata in biogenetica e ho fatto delle ricerche durante i miei studi, molte incentrate sull’Olocausto, troppo lungo da spiegare. Avrai sentito parlare del famigerato dottor Morte.”
Rabbrividisco, chi non ha mai sentito parlare di Mengele e dei suoi atroci esperimenti nei lager? Il sole picchia duro, nonostante il tendone, ma il sangue mi si gela. Turisti chiassosi sono sdraiati nella Piazza, mi vien da pensare che se fosse in corso il Palio, verrebbero tutti schiacciati dai cavalli. Sangue ovunque. Un pensiero assurdo. Noto che la signora Fosca lascia un segnaposto accanto al nostro tavolino, c’è scritto occupato.
“Vai avanti”, e intanto le carezzo distrattamente i capelli.
“Quel grande scienziato ha trasmesso la sua passione ai pronipoti, ovviamente tutta gente ripulita, con una nuova verginità. In particolare tre fratelli, uno medico, l’altro farmacista e il terzo ricercatore, sono proprietari della Casa Farmaceutica R&F, quella che aveva subappaltato ai brasiliani la fabbricazione di valvole cardiache difettose.“
“Ne so qualcosa”, le faccio vedere sul mio Ipad l’ingrandimento di quella valvola, dove ho ben evidenziato il punto difettoso e il marchio. Ci sarebbe da parlare di questo, ma non abbiamo molto tempo. La invito a proseguire, mentre le cingo le spalle esili e mi vien da considerare che conclusioni trarrebbe Nicole da questo atteggiamento apparentemente molto confidenziale. Ci starebbe male o le sarebbe indifferente, in trepida attesa che il suo incarico abbia termine? Come finirà questa storia?
Dania si lancia in un monologo di cui non capisco nulla, pare arrabbiata.
“Che hai detto?”
“Ho imprecato in arabo, tu non mi stai ascoltando!” Sarei curioso di avere una traduzione, ma sorvolo.
“Scusa, davvero, scusami. Eravamo alle valvole, ma lo scandalo che ne è seguito ha bloccato la produzione. L’azienda brasiliana è stata pesantemente sanzionata. Quindi?”
“Quindi gl’ingegnosi fratellini della RottenFlower si sono buttati su altre strade, accanto alla produzione normale di farmaci regolari, testati secondo gli standard internazionali. Non lo fanno con cattiveria, la loro è vera e propria dedizione, hanno ripreso in parte gli esperimenti del loro avo, quegli esperimenti che han fatto fuori tutti i Rosenthal, tranne uno, bontà loro, altrimenti non sarei mai nata.” Riesce ad essere ironica, ma lo sguardo è duro, cattivo, determinato. Questa volta l’abbraccio un po’ più forte, spontaneamente. Davanti alla follia umana non ci sono scuse, c’è solo il silenzio e l’impegno di ognuno perché non accadano più simili orrori. Se tutti lo capissero, non ci sarebbe bisogno di eroi solitari e scalcinati.
 (estratto)
 Serie: autospam

Il Gioco di Marat ( parte seconda)



ATTENZIONE LEGGERE ATTENTAMENTE LE AVVERTENZE PUBBLICATE IN PRIMA PARTE PRIMA DI PROSEGUIRE LA LETTURA.

Nonostante avesse superato i settanta la gigantesca cubana cantava con una voce sottile e potente come quella di una fanciulla. Il percussionista non era più giovane di lei ma sfiorava il tamburo batà con divina scioltezza facendola sembrare la cosa più facile al mondo. Il bar dell’Hotel Nacional de Cuba era gremito di turisti estasiati che vibravano al ritmo della musica. Il reverendo Jones, l’unico immobile come un blocco di granito, aveva occhi e orecchie solo per il suo telefono cellulare e imprecava di continuo silenziosamente. Non riusciva a spiegarsi perché sua moglie non rispondesse, guardava in continuazione il grande orologio color oro collocato nella hall dell'albergo e mentalmente teneva il conto del fuso orario. Non era possibile che Sarah non fosse in casa a quell'ora! Cosa poteva essere accaduto di così straordinario o grave?
Un brivido lo attraversò lungo tutto il corpo, un sudore freddo gli bagnò la fronte quando, guardando ancora l'orologio, si accorse che era il 13 del mese. Non voleva nemmeno lontanamente pensare che ci fosse un nesso fra l'assenza della moglie e quello che accadeva in quell'enorme casa di campagna, ma ormai il tarlo si era insediato nella sua mente.
Immobili nel più completo silenzio, le tre donne sedevano sul grande tappeto Kirman dalle insolite tonalità cobalto. Parevano delle statue. Non si mossero neppure quando dalla porta fecero il loro ingresso tre figure incappucciate. La prima portava un grosso candelabro a tre bracci che sistemò al centro della stanza per poi avvicinarsi alle finestre facendone scorrere completamente il tendaggio. Al chiarore sinistro delle candele, Topazia si concentrò sulle altre due figure che, nel frattempo, deposero un pesante fardello informe sulla sedia pochi metri davanti a lei. Poi i tre se andarono da dove erano venuti. Di nuovo il silenzio. A un certo punto da sotto il fardello parve muoversi qualcosa... Come richiamata da un segnale, la donna sconosciuta che aveva preso il posto di Ayasha, si avvicinò e sollevo di scatto l'involucro. Nessuna di esse fece trapelare il suo stupore quando ai loro occhi apparve un enorme oggetto, sembrava di plastica o comunque di un materiale simile, nero, aveva la forma di un quarto di luna, l'estremità in alto era ben arrotondata e quella inferiore poggiava su due piedini rotondi, due ventose in realtà. L'oggetto vibrava ora in maniera frenetica, ora lentamente, come comandato a distanza da una mano occulta. Fu allora che Topazia, Persia e la sostituta di Ayasha si resero conto che avevano davanti a loro un enorme dildo che, animato da una forza misteriosa, sembrava vivo e svettava orgoglioso davanti alle tre donne. Topazia e Persia non parvero sconvolte più di tanto. Quella che ebbe un fremito fu la "sconosciuta". Non si capiva bene se il suo tremore fosse dovuto a paura davanti ad un oggetto (forse) sconosciuto o folle desiderio alimentato da tre mesi di astinenza .Lo si sarebbe scoperto di lì a poco, anche se ancora non era ben chiaro il motivo di quella presenza così ingombrante sebbene non tanto insolita alle riunioni particolari delle Tre Lune. Piuttosto il pensiero di Topazia verteva su altro.."dov'era finita Ayasha? "
La risposta non tardò ad arrivare. Fu per lei facile riconoscere la sua voce provenire dall'altra stanza. Non riusciva a distinguere le parole, ma erano le locuzioni secche e incalzanti che Ayasha utilizzava, quando un uomo la afferrava per i fianchi e, senza interruzioni, la portava a un climax di piacere. Inoltre, lei era sempre stata quella che per sua stessa ammissione odiava i preliminari. Le piacevano immensamente quei rapporti duri, senza coinvolgimenti, con uomini senza volto e senza identità. Solo Ayasha era in grado di identificare ogni uomo da cui si era fatta possedere non dalla voce o dagli occhi o dal profumo, ma dai muscoli che ora la avvolgevano e ora la esploravano. Topazia aveva sempre pensato che quella di Ayasha fosse l'essenza stessa della fisiognomica.
Un poco la invidiava, non solo per quella sua innata carnalità espressa senza mezze misure, no c'era dell'altro serbato ben vivo nella memoria. Fra le tre amiche, lei era stata l'unica ad avere avuto un incontro col divino Marat. E forse per questo Ayasha era stata dispensata dal prendere parte alla cerimonia iniziatica in onore della nuova adepta. Chissà poi se l'ultima arrivata sarebbe stata una degna compagna. Topazia ne dubitava fortemente. Cazzo, la moglie del reverendo!
Il reverendo Jones era un bell'uomo sui cinquanta possedeva un suo carisma e aveva conosciuto Sarah durante un viaggio a Dublino, Sarah era molto più giovane di lui, trent’anni li separavano, nonostante questo erano sempre apparsi come una coppia discreta e serena. Forse la differenza di età, forse le mancate esperienze di Sarah o forse una voglia di cambiamento, avevano portato la giovane donna a decidere di accettare l'invito, più volte da lei negato, che sempre più insistentemente le aveva fatto lord Mills, il tenutario dell'enorme casa, non si era mai saputo chi fosse il proprietario, nessuno lo conosceva. Era lord Mills che gestiva tutto...

(continua. Forse...)

INTANTO BECCATEVI QUESTO FINCHE' DURA

Il Gioco di Marat (sexual triller)

ATTENZIONE : IL RACCONTO IN OGGETTO CONTIENE MATERIALE ADATTO A UN PUBBLICO MATURO E CONSAPEVOLE FINO IN FONDO: SE NE SCONSIGLIA LA LETTURA A BIGOTTI BENPENSANTI VERGINI E ANALFABETIZZATI. SI AVVISA CHE POSSONO AVERSI EFFETTI COLLATERALI DA CUI L'AUTRICE SI DISSOCIA.

IL GIOCO DI MARAT



"Clak!" lo scatto secco della valigia risuonò nella stanza vuota.
Topazia la aprì e lentamente ne estrasse il contenuto. Chiunque si sarebbe stupito. Lei no. Lei era pronta: l'avevano già istruita.
Non era facile, non era mai stato facile. Da una parte, il pensiero correva a quella sensazione che le parole non avevano mai saputo descrivere; dall'altra, sebbene fosse ormai abituata a quello che era diventato un loro gioco condiviso come un segreto, la tensione era ancora molto alta.
Già, perché quel gioco oltre ad essere qualcosa di fisico, penetrava davvero nell'anima. Aveva sempre il potere di sconvolgerla, aldilà della sua ostentata indifferenza. Questa volta, le fece un effetto ancora più strano e subdolo, forse perché temeva che questa volta qualcosa andasse storto. Fu allora che realizzò mentre rivoli di sudore freddo presero a correrle sulla schiena e a insinuarsi tra le natiche sode: ormai non poteva più tornare indietro.
Sentì nel cortile sbattere le portiere dell'auto, il cigolio del portone d'ingresso che veniva aperto... non c'era tempo da perdere. Repentinamente indossò la tonaca e il cappuccio che aveva estratto dalla valigia. E al collo mise il medaglione maledetto con l'effigie delle tre lune.
Cobham era un piccolo paese a mezz'ora d'auto da Londra, la gente del posto era molto discreta, unico svago, una pinta di Real Ale la sera, nell'unico pub del paese eppure nessuno si azzardava ad accennare qualcosa mai su quel via vai di auto ogni 13 del mese in quella grande casa al confine del paese. Sebbene qualcuno sospettava si trattasse di una setta il loro unico pensiero era farsi i fatti propri, anche se non immaginava che, da li a poco, una serie di eventi avrebbero minato la loro naturale discrezione e la loro tranquillità. Neppure lontanamente avrebbero supposto che stavano ospitando la "Setta Delle Tre Lune Calanti".

In realtà Jack O'Connor, trasferitosi da un paio di mesi in quel luogo, qualche domanda se l'era fatta. Agli interrogativi fatti ad altri però, non aveva ricevuto risposta. Gli era sorto pure il dubbio che tra i frequentatori di quella casa, vi fosse anche qualche insospettabile donna del paese. La barista del pub, ad esempio, o la moglie del reverendo Jones…

Nel frattempo Topazia, ormai pronta, udì l'abituale dischiudersi discreto delle porte seminascoste nella parete damascata. Erano le sue due compagne Persia e Ayasha. Non le aveva mai viste in volto, erano vestite sempre esattamente come lei. Una si pose alla sua destra, l'altra a sinistra. Pur non avendo mai scambiato una parola con loro, ormai le riconosceva bene. Dal passo, dal modo di muoversi, dal respiro.
Di colpo sentì il cuore che perdeva un battito: era sicura che la ragazza alla sua destra fosse un'estranea. Topazia cercò in tutti i modi di capire chi fosse quella donna e, quando riuscì a intravederne per un istante gli occhi, rimase stupefatta. Era Sarah Jones, la moglie del reverendo. Le sembrava impossibile, quella donna, nella sua posizione, la moglie di Howard Jones, no, non poteva essere vero, eppure era li, accanto a lei, pronta a far parte di quel gioco, "il gioco di Marat".
(continua)
tutti i diritti riservati



Leggere passioni: Leggere gratuitamente divertendosi un po'.

Leggere passioni: Leggere gratuitamente divertendosi un po'.: Ho deciso d'inaugurare una rubrica tutta mia-mia. Dapprima avevo pensato di iniziare anch'io a fare recensioni perchè sapete vero ch...

Adoro gli Uomini



Eh si! Gli uomini vanno dritti al sodo e se capiscono che non ci stai due sono le alternative: o si defilano o restano buoni amici. Loro ci provano per via di Madre Natura: che figura ci farebbero altrimenti? Che ne sanno in fondo? Se non ci provano magari noi donne ci offendiamo e ci mettiamo in testa strane idee… Bene, superato questo passaggio quasi obbligato, quelli che ti restano amici sono veri amici, niente pettegolezzi né pugnalate alle spalle. Se stai male vestita con quell’abito ti diranno brutalmente la verità, se stai sostenendo una tua opinione ne discuteranno animatamente con te e ti faranno vedere la cosa da un altro punto di vista. Avverrà che si crea un clima asessuato di menti e solo menti a confronto. Ed è così che, in certe serate tirate fino all’alba, ho scoperto molto del mondo maschile, spaziando in vari settori, anche quello lì.

Come lettori gli uomini di media cultura, hanno un pregiudizio sul romance. Meglio, dico io, così non sapranno mai che le donne amano essere brutalizzate, fottute senza pietà, tenute su spine o chiodi, qualche volta picchiate e, perché no?, semi-struprate. Chi lo racconta in modo “magistrale” sono per lo più donne perché ci sono altre donne che adorano leggerlo. Il mercato femminile brama queste letture e gli affari sono affari, cari miei! I miei complimenti a chi cavalca l’onda, io non ne sono capace pur essendo una donna abbastanza matura e con un’ottima esperienza in quel campo. Ripeto: esperienza sul campo, non  fantasie mutuate su altre fantasie mutuate su altre fantasie… ad libitum.

Quando leggo delle recensioni maschili ai miei modesti lavori, ho un orgasmo multiplo con triplo salto mortale e, nel mio piccolo, vado fiera di quelle recensioni. Noto che bypassano la storia d’amore e colgono altro e mi piace. Mi piace esser letta da uomini intelligenti, intendo in grado di intelligere ovvero capire. Capire che sotto alla trama c’è una trama e poi che non c’è da spaventarsi se non è servito tutto subito liscio col ghiaccio. È bello far entrare il lettore in una storia tua, mettergli dei dubbi, farsi delle domande. È bello trasportare il lettore in una vicenda insolita che si presenta in un modo e poi evolve in un altro. È bello considerare chi legge un alfabetizzato per cui ti puoi permettere di usare vocaboli un po’ più difficili, pochino pochino. O costruzioni sintattiche inusuali. È bello conoscere le regole e infrangerle, perché, per esempio, non sta scritto da nessuna parte che il POV debba essere alternato o s’incentri su un unico episodio visto da lei e poi visto da lui. Non sta scritto da nessuna parte che io debba mettere il nome di chi vive quello stralcio di storia prima, deve capirlo chi legge, devo farglielo capire io senza servirgli la pappa pronta.

Ma torniamo ai lettori signori uomini.
Piccola digressione: non credo a chi dice che non guarda le recensioni dei propri lavori, non ci credo. Anche perché quelle belle le vedo spiattellate (una scelta non mia, non una critica), e quelle negative le vedo contestate con veemenza addirittura negli store, se non sui social dove chi non si adegua viene bollato con epiteti poco carini (una critica per la mancanza di bon ton e un invito ad abbassare la cresta).

E qui veniamo al mio uomo. Lui si chiama Mauro. Mauro mi mette la monostellina e definisce il mio romanzo come il più sconclusionato del secolo. Cioè s-conclusionato, cioè senza conclusione. Io Mauro ti ringrazio perché mi hai fatto ridere di pancia, quelle risate spontanee, non quelle sprezzanti da ragazzine wannabe. Di cinquecento pagine sudatissime e praticamente regalate, solo questo hai scritto, non una parola nel merito. Ma qualcosa ti ha tradito: ti sei degnato di fare una sola recensione ed è per me. Ti è sfuggito un “spero”, quasi frutto di frustrazione per il colpo di scena finale. Fatti vivo, puoi usare il form qui a lato. Lo hanno fatto altri lettori per chiedermi la data d’uscita dell’ultimo volume di questa DUOLOGIA. Lo hanno fatto per farmi notare alcuni refusi. Lo hanno fatto per comunicarmi le loro emozioni e per incoraggiarmi.
Se sei reale, se esisti, se davvero quelle due righe le hai scritte solo per me dedicandomi la tua unica recensione, io Mauro ti sposo.
No, accidenti non posso. La bigamia in Italia è reato.

Il sesso che mi piace....

Ah no! No no no. Non cederò alla tentazione di sbattere lì il piatto forte, questo è un  piccolo estratto.

In pratica un post post.



Per Giove Pluvio, sono le quattro del pomeriggio! Mi alzo di scatto e mi affaccio alla finestra, sento dei colpi secchi. Proprio nel prato davanti alla mia finestra vedo Lukas che, a torso nudo e jeans stracciati, sta tagliando la legna con una grossa scure. I muscoli guizzano, spalle, schiena sono lucidi di sudore, ci mette una foga come se quei pezzi di legno fossero colpevoli di qualcosa. Indubbiamente è un belvedere e mentre lo ammiro avverto anche un ricordo liquido di lui che mi scende tra le cosce. La sensazione mi piace, mi dà l'impressione di appartenergli. Si gira come lo avessi chiamato e guarda in su, gli faccio ciao-ciao con la manina, mentre vorrei tanto soffiargli un bacio dal palmo della mano. Lui si scherma gli occhi e mi grida: "Butti giù la treccia?" Gli indico i miei capelli mossi e corti e gli replico: "Anche volessi, temo dovrai aspettare un paio d'anni!"

"Non sono un tipo tanto paziente."

"Davvero? Avrei detto il contrario", civetto sporgendomi, e mi accorgo della gaffe, rientro precipitosamente, vado in camera mia dove, con gran dispiacere, mi lavo via dal corpo oltre al mio sudore anche il suo e tutto il resto, poi indosso un vestitino a fiori che fa tanto campagnola e un paio di sandaletti bassi. Sulle scale trattengo a malapena la mia fretta. Anche perché se accelero sotto mi sento come pesta, per forza! Mi vengono in mente certe vignette umoristiche e allora inizio a ridere, realizzando che sì, è vero, tanto normale non sono.
Ancora in promo mensile Amz a 0,99

Perversa passione.



Allora lui la avvolse in una stretta e la baciò profondamente. Non posso più aspettare, le disse, e iniziò a spogliarla. Ora i due erano avvinghiati in un bollente abbraccio. Le lingue intrecciate, i corpi che odoravano di sudore, di sesso speziato. Lukas con urgenza le sganciò il reggiseno, mugolando di piacere mentre s'impadroniva dei suoi seni prima con le mani e poi con la bocca. Liara gemeva. Il mondo era lontano. C'erano solo loro due, tremanti per l'eccitazione, per l'attesa del momento dell'unione carnale.

Forse quel "mugolare" fa sembrare lui un animale, ma davvero non sapevo che metterci: ansimare? Mica era un centometrista. Forse grugnire? A me faceva venire in mente un maiale. Digrignare i denti? Fa troppo licantropo, non scrivo fantasy, sono già abbastanza creatura dei boschi io, meglio non accentuare questo aspetto.
Abbraccio bollente? Sì, perché no? L'ho letto tante volte, mica può essere ghiacciato, a meno che non siano due morti viventi che, di nuovo, non è il mio genere.
Ma davvero le lingue s'intrecciano come delle corde? E perché per forza devono odorare di sudore e sesso, se hanno appena iniziato? Non è che poi puzzeranno di stalla?
Lukas ha un'urgenza… Non suona tanto bene. Ok, è pur sempre un'urgenza fisiologica. Liara geme, di dolore o di piacere? Forse lui la sta strapazzando troppo?
Chiaro che erano da soli, mica potevano farlo ai Grandi Magazzini,
E poi: aspettavano il gong per porre fine al tremore dell'eccitazione, dell'attesa dell'unione… Aspetta cosa ho scritto? Carnale? Non è che forse è un termine un po' demodé?
Oh, al diavolo! Ogni sera rileggo pezzi della mia nuova creatura, e ci trovo difetti. Meglio farsi una doccetta, lavarsi i denti e andare a nanna, come le brave ragazze.

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Le note allegre degli Eagles mi svegliano. Ho impostato la suoneria su Take it easy per i numeri sconosciuti, giusto perché mi tranquillizza e mi predispone verso squilli portatori di cattive notizie. Anche se mi chiedo cos’altro ha in serbo per me chi ha tessuto la mia vita. Finora non ci è andato giù molto leggero. Per i (pochi) amici invece funziona con You’ve got a friend, versione Ofra Haza. Anche in fatto di musica sono diversa dai miei coetanei.
Le nove. Ho dormito come una principessa, senza pisello. Se ci fosse stato, giuro che me ne sarei accorta.

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Il gusto sta nel ripieno

Innanzitutto mi scuso se in questo periodo sarò assillante, posso contare (quasi) solo su me stessa per motivi che non vado a rivangare. Vorrei che mi assaggiaste, cogliendo la promozione mensile Amazon al minimo (sempre a 0 per chi ha l'abbonamento).
Vado in controtendenza, non proporrò estratti stuzziacanti o scene erotiche, quelle le potrete leggere e gustarvele, se decidete di darmi fiducia.Gli estratti vi daranno solo un'idea di come scrivo, non rientra nel mio stile promettere arrosto e poi offire fumo. So bene che in questo modo mi taglio una buona fetta di potenziali lettori, vorrà dire che mi accontenterò di quelli più intelligenti che amano la buona narrativa e apprezzano gli sforzi di chi non ha le spalle ben coperte.

Nota/consiglio per i self : lo sapevate che nel marketing estero consigliano di leggere anche i post sui social di chi butta fuori un libro? Dicono che da lì si capisce già molto.Ovviaimente si parla di chi scrive con serietà passione e sacrificio.
Io sono d'accordo e voi? Fate un esperimento, ho notato che gli scrittori veri, quelli che stimo, scrivono dieci righe intelligenti e corrette, esprimono pareri, hanno proprietà di linguaggio. E fanno ottimi libri.

Estratto.

In viaggio




Ci manca poco che mi metta a piangere perché lo penso davvero, perché in qualche modo l'ho provato sulla mia pelle e perché mi ero messa in testa che Lukas fosse speciale. Si scoprono tante cose da piccoli gesti. Restiamo in silenzio per un bel po'.
"È un problema ben più complesso, ma capisco che anche restare indifferenti non è giusto."
"Scusa per la scenata, ma davvero, io ci credo." Mi esce fuori una vocina flebile flebile.
Lui mi accarezza una guancia dolcemente: "Avevo afferrato. Sono un mostro insensibile, vero?" Chiaro che non lo è. Molti la pensano come lui, e magari è solo perché non ci hanno mai riflettuto.
"Hai buoni margini di miglioramento."
"Allora sono doppiamente fortunato: ho vicino una maestra fantastica!"
C'è uno strano imbarazzo ora, tra noi.
"Non esageriamo, ho anch'io i miei limiti mentali", eccome se li ho, ma li custodisco gelosamente, così aggiungo in tono leggero: "Chissà che carino che saresti a vender fiori ai semafori di Katmandù."
"Ci conosciamo da un giorno e già mi vuoi spedire in Nepal?", rido per il tono tragicomico con cui lo dice. Anche nei suoi occhi brilla ilarità che lascia subito il posto a un qualcosa d'indecifrabile. Accende lo stereo e nel frattempo mi chiede conferma: "Dicevi che hai familiarità con l'inglese, vero?"
Annuisco.
"Allora prendilo come un messaggio. Non saprei esprimermi meglio."
Break the night with colour.
"Break my night with your colour."
Lo pronuncia scandendo bene la frase.
Rompi la mia notte con i tuoi colori.
Si gira a guardarmi e nei suoi occhi mi pare di leggere una supplica. Mi ha spiazzato in un modo imprevisto, per un attimo mi ha regalato uno squarcio della sua fragilità. Torna a concentrarsi sulla strada che non è poi tanto trafficata, in questo tratto.
Non proferisco sillaba, ma il cuore ha fatto una capriola. Ci sto rimuginando da un po'. Che sia un messaggio in codice? Un grido d'aiuto? Adesso non esageriamo! Un uomo simile che chiede aiuto a me, una ragazzina, quasi. Un conto è fare un lavoro per lui, una specie di rappresentazione. Un altro è "rompere la sua notte dipingendola".
Non ho ancora ben compreso cosa intende, così ora ho anch'io il mio uomo splendido, ricco e col suo bravo lato oscuro. Manca solo che mi salti addosso, che grugnisca per via di un'eccitazione esageratamente notevole e infine mi strappi a morsi la biancheria intima. Sai appena ti ho vista... Io ho un’anima nera. Voglio la tua torcia. Voglio te. Ti ho atteso da una vita. Ora.Tu. Sei. Mia.
No.
Io. Sono. Scema.
In che razza di avventura mi sono imbarcata? Perché dovrei essere io a prender in mano i pennelli e dipingere la sua notte?
Ora ha ripreso a piovere, Ashkrof è passato ad altro e io non ho aperto bocca. Siamo nelle vicinanze di Firenze, chissà se entra in città o prosegue per l'autostrada.
Che io possa cadere fulminata se gli chiedo dove stiamo andando.

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